Ci sono giorni in cui ti guardi allo specchio e ti senti diversa. I pantaloni stringono un po' di più, le gambe sembrano pesanti e il tuo corpo sembra trattenere tutto. Ti chiedi cosa stia succedendo, anche se le tue abitudini non sono cambiate.

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Le Mani di Farfalla - Storie di Benessere

Risvegli notturni e pensieri che non si fermano
Come accompagnare il riposo in menopausa e nei periodi di maggiore fatica.
Ti addormenti, ma durante la notte ti svegli una prima volta, poi una seconda. Vorresti riprendere sonno ed invece inizi a ripensare ad una conversazione, ad un problema in famiglia, alle cose da fare domani.
Al mattino senti di non aver riposato davvero. E la sera, insieme alla stanchezza, può arrivare anche la preoccupazione di passare un'altra notte così.
E' un'esperienza che alcune donne mi raccontano in studio. Per questo, quando parliamo del loro riposo, una domanda che faccio è "Come stai vivendo questo periodo?"
Come stai vivendo questo periodo?
Questa domanda apre uno spazio per raccontare ciò che, nella fretta quotidiana, spesso rimane in secondo piano: le responsabilità, i rapporti familiari difficili, la sensazione di dover essere sempre disponibili per tutti.
A volte ci si accorge di avere le spalle sollevate, la mandibola serrata o di trattenere il respiro proprio mentre si pensa a quello che preoccupa. Ascoltare queste sensazioni può aiutare a riconoscere quanto sia difficile concedersi una pausa.
Questo non significa attribuire ogni risveglio alle emozioni. Il sonno può essere disturbato da più fattori e comprenderli richiede attenzione alla persona nella sua interezza.
Il sonno che cambia in menopausa.
Durante la perimenopausa e la menopausa, i cambiamenti ormonali ed i sintomi come le vampate e le sudorazioni notturne possono interferire con il riposo. Anche lo stress, il dolore ed altri disturbi possono contribuire.
Non tutte le donne vivono questa fase allo stesso modo. Per questo è utile osservare che cosa accompagna i risvegli: calore, fastidio fisico, pensieri persistenti oppure il bisogno di andare in bagno (una sola volta è fisiologico).
Se hai già provato la melatonina od altri integratori senza trovare il riposo che cercavi, vale la pena parlarne con il tuo medico, anziché continuare a cambiare prodotto. Individuare le cause aiuta a scegliere un sostegno adatto.
Piccoli gesti per accompagnare la sera.
Puoi iniziare creando un passaggio più tranquillo tra la giornata ed il momento di coricarti.
Abbassare le luci, mettere da parte il telefono e rimandare una conversazione impegnativa può aiutarti a lasciare un po' di spazio al riposo. Anche mantenere un orario abbastanza regolare di risveglio ed osservare l'effetto del caffè ed alcool sul tuo sonno sono accorgimenti utili.
Se ti ritrovi a ripassare mentalmente tutto ciò che devi fare, prova a scriverlo prima di andare a letto. Non per risolvere ogni cosa quella sera, ma per non doverla tenere tutta a mente.
Nella mia esperienza personale ho trovato beneficio nello yoga praticato la sera. E' un'esperienza che condivido, senza considerarla una soluzione uguale per tutte. Puoi scegliere una pratica che senti confortevole: movimenti dolci, qualche minuto di meditazione o un momento di attenzione al respiro, senza forzarlo.
Uno spazio di ascolto attraverso lo shiatsu.
Nel mio lavoro con lo Shiatsu metodo IRTE, il racconto della persona accompagna l'ascolto del corpo. Mi interessa capire come stai, che cosa senti e come stai attraversando questo momento della tua vita.
La prospettiva della medicina cinese fa parte del mio modo di osservare la relazione tra il riposo, le attività e l'esperienza emotiva. E' una lettura tradizionale che orienta il mio lavoro di benessere, senza sostituire una valutazione medica sulle cause dell'insonnia.
Una seduta può essere uno spazio in cui rallentare, percepire le tensioni e concedersi una pausa. Lo Shiatsu può accompagnare il rilassamento ed il benessere percepito; non promette di eliminare i risvegli né sostituisce le cure per i disturbi del sonno.
La continuità come possibilità di cura di sé.
Quando ci si sente meglio, è comprensibile tornare alle proprie giornate e lasciare meno spazio a sé. Il lavoro, la famiglia e le possibilità economiche incidono sul tempo che possiamo dedicarci.
Se desideri proseguire con lo Shiatsu, possiamo valutare insieme una frequenza sostenibile, in base a ciò che senti e alle tue possibilità. La continuità offre occasioni per ascoltarti nel tempo e riconoscere come cambiano le tue sensazioni.
Il ritorno di una difficoltà non è una colpa e non significa che tu abbia fatto troppo poco. La cura di sé comprende anche piccoli gesti quotidiani ed il sostegno di altri professionisti, quando serve.
Quando chiedere un aiuto specifico.
Meriti che questa fatica venga preso sul serio.
Se desideri uno spazio di ascolto e di rilassamento, nel mio studio a Staranzano possiamo valutare assieme un percorso di Shiatsu adatto alle tue esigenze.
Cinzia Donda Le Mani di Farfalla Operatrice Shiatsu

Mandibola serrata: e se la tensione non partisse da lì?
Ci accorgiamo spesso della mandibola soltanto quando comincia a far male, quando la sentiamo affaticata oppure quando qualcuno ci fa notare che stringiamo i denti.
Eppure il corpo può trattenere una tensione molto prima che noi ne diventiamo consapevoli.
A volte succede mentre lavoriamo, guidiamo, utilizziamo il telefono o cerchiamo di portare a termine tutti gli impegni della giornata.
Continuiamo a fare ciò che dobbiamo fare, senza accorgerci che il respiro si è accorciato, le spalle si sono sollevate, le mani si sono irrigidite e la mandibola ha iniziato a serrare.
La mente va avanti. Il corpo, intanto, trattiene.
Il punto del beneficio non sempre coincide con l'origine della tensione
Recentemente una cliente, dopo aver ricevuto uno dei miei Rituali, ha voluto sottolineare nella recensione lasciata su Google Maps soprattutto il beneficio percepito alla mandibola.
Le sue parole mi hanno fatto riflettere.
La mandibola era effettivamente molto serrata, ma durante il trattamento la tensione non mi era apparsa circoscritta soltanto a quella zona. Attraverso il contatto avevo percepito una continuità molto rigida che interessava la regione delle scapole e proseguiva lungo le braccia, fino alle dita.
La cliente ha riconosciuto il cambiamento soprattutto nella mandibola, perché probabilmente era il punto nel quale avvertiva maggiormente il disagio. Il mio ascolto, invece, mi aveva condotta ad osservare una tensione più estesa.
Questo non significa stabilire con certezza da dove provenga un disturbo né formulare una diagnosi. Significa considerare la possibilità che il punto in cui sentiamo maggiormente la tensione non sia separato dal resto del corpo.
Il corpo non lavora per compartimenti separati
Siamo abituate ad indicare con precisione il punto che ci fa male: il collo, una spalla, la zona lombare oppure la mandibola.
E' naturale farlo, perché quella è la parte che richiama la nostra attenzione. Ma il corpo non sempre si organizza per zone distinte.
Una mandibola serrata può accompagnarsi a spalle sollevate, scapole rigide, mani chiuse, respiro superficiale o difficoltà a lasciarsi andare anche nei momenti di riposo.
Per questo, nel mio modo di lavorare, non mi fermo necessariamente al punto nel quale viene avvertito il disagio.
Spesso parto dalle estremità e lascio che siano il contatto e la risposta del corpo a guidare il trattamento. Negli anni ho imparato ad "ascoltarlo" nella sua globalità, osservando le continuità che possono emergere tra zone apparentemente lontane.
Nei miei Rituali non applico il metodo shiatsu IRTE. Porto, però, l'esperienza maturata attraverso molti anni di lavoro corporeo: una sensibilità manuale che mi invita a non separare una parte dal resto della persona.
Non cerco soltanto il punto in cui il corpo manifesta la tensione. Ascolto il percorso attraverso il quale quella tensione sembra esprimersi.

Come accorgersi di ciò che il corpo sta trattenendo
Prendere consapevolezza non significa controllarsi continuamente né cercare di interpretare ogni sensazione.
Significa concedersi, durante la giornata, alcune brevi pause nelle quali tornare ad ascoltarsi.
Puoi iniziare ponendoti una domanda molto semplice:
"Dove sto facendo uno sforzo che, in questo momento, non è necessario?"
Poi prova ad osservare:
- I denti sono a contatto anche se non stai mangiando?
- La lingua preme con forza all'interno della bocca?
- Le spalle sono sollevate o spinte in avanti?
- Le scapole sembrano rigide?
- Le mani sono rilassate oppure le dita rimangono contratte?
- Il respiro arriva liberamente all'addome o rimane corto e alto?
Se percepisci la mandibola serrata, prova ad allargare l'attenzione. Non fermarti soltanto al viso: ascolta anche il collo, le scapole, le braccia, le mani e le dita.
Osserva inoltre quando compare la tensione. Succede mentre ti concentri? Quando sei preoccupata? Durante la guida? Davanti al computer? Prima di addormentarti?
Riconoscere il momento in cui il corpo si irrigidisce permette di diventare consapevoli di un'abitudine che, fino a quel momento, avveniva automaticamente.
Lasciare spazio, senza forzare
Quando ci accorgiamo di essere tese, la prima reazione è spesso quella di imporci di rilassarci.
Ma anche il rilassamento, se diventa un ordine, può trasformarsi in un altro sforzo.
Può essere sufficiente lasciare una piccola distanza tra i denti, ammorbidire le mani, appoggiare meglio i piedi ed accompagnare l'espirazione senza forzarla.
Non dobbiamo obbligare il corpo a lasciare andare. Prima dobbiamo fargli sentire che può farlo.
La consapevolezza nasce proprio da questo: fermarsi, riconoscere ciò che sta accadendo e restituire lentamente spazio alle zone che continuano a lavorare anche quando non sarebbe più necessario.
Ascoltare prima di intervenire
La mandibola della mia cliente è stata il punto nel quale il beneficio si è reso più evidente. Ma il lavoro mi aveva raccontato qualcosa di più ampio: scapole, braccia e dita partecipavano alla stessa condizione di rigidità.
E' questa globalità che continua ad affascinarmi nel lavoro corporeo.
Ogni persona presenta un'organizzazione differente ed ogni trattamento richiede presenza, ascolto e capacità di non fermarsi alla prima evidenza.
Prima di chiedere al corpo di lasciare andare, occorre accorgersi di ciò che sta ancora trattenendo.
Quando il serramento della mandibola è persistente, doloroso, accompagnato da difficoltà nell'aprire la bocca, rumori articolari o mal di testa frequenti, è importante rivolgersi al medico, al dentista od al professionista sanitario competente. Un trattamento dedicato al benessere non sostituisce una valutazione sanitaria.

Collo e spalle sempre tesi? Quando il corpo parla prima delle parole
L'ascolto attraverso lo Shiatsu metodo IRTE a Staranzano
Quando la mente continua a lavorare anche se il corpo è stanco
Ti capita di arrivare a sera stanca, desiderare soltanto di riposare e accorgerti che la mente non ha alcuna intenzione di fermarsi?
Il corpo chiede una pausa, ma i pensieri continuano a rincorrersi: ciò che devi fare domani, quello che non sei riuscita a concludere oggi, le responsabilità familiari, il lavoro e le preoccupazioni che rimangono in sottofondo.
Anche quando finalmente ti siedi o ti corichi, potresti avvertire il respiro corto, la mandibola contratta, la testa pesante oppure il collo e le spalle sempre tesi. Il sonno può diventare più leggero e al mattino puoi avere la sensazione di non aver recuperato davvero.
A volte ci abituiamo a convivere con queste sensazioni. Pensiamo che siano una conseguenza inevitabile della vita quotidiana e continuiamo a chiedere al corpo di resistere ancora un po'.
Ma il corpo spesso parla prima delle parole. Lo fa attraverso la stanchezza, la rigidità, il bisogno di sospirare, la difficoltà a lasciarsi andare e quella sensazione di essere sempre "in allerta", anche quando apparentemente non c'è più nulla da fare.
Perché collo e spalle tornano ad irrigidirsi
Collo e spalle sono zone nelle quali molte donne percepiscono il peso delle proprie giornate. Ore trascorse davanti il computer, posture mantenute a lungo, impegni continui e tensione emotiva possono contribuire a creare una sensazione di chiusura e rigidità.
Si può intervenire momentaneamente sulla zona più contratta e provare sollievo, ma quando il corpo continua a vivere nello stesso stato di sovraccarico, quella tensione può tornare.
Questo non significa che il trattamento non abbia funzionato. Può significare che il corpo non aveva bisogno soltanto di essere "sciolto", ma anche di sentirsi ascoltato nella sua interezza.
Il punto in cui avvertiamo il fastidio, infatti, non sempre racconta da solo tutto ciò che stiamo vivendo.

Lo Shiatsu non lavora soltanto dove senti tensione
Nello Shiatsu metodo IRTE non considero il corpo come un insieme di parti separate. Per questo, anche quando la tensione viene percepita soprattutto nel collo e nelle spalle, il trattamento non inizia da quella zona.
Il lavoro parte lentamente e progressivamente dalle estremità. Attraverso il contatto su piedi, gambe, mani e braccia, si accompagna l'energia a diffondersi in tutte le direzioni a 360 gradi.
Secondo la lettura energetica dello Shiatsu, quando questo movimento è ostacolato, l'energia può rimanere maggiormente concentrata nel busto e nella zona degli organi. L'inizio dalle estremità aiuta quindi a creare gradualmente spazio e movimento, prima di avvicinarsi alle aree nelle quali la persona avverte maggiore chiusura o tensione.
Per questo motivo, nell'immagine inserita all'interno dell'articolo, mi vedi lavorare sul piede: non è un passaggio scollegato dal disagio avvertito a collo e spalle, ma fa parte di un trattamento che considera l'intero corpo.
Le pressioni sono lente, progressive e rispettose. Non cercano di forzare una risposta, ma accompagnano il corpo verso una distribuzione più armoniosa dell'energia.
Il valore della continuità nell'ascolto del corpo
Una singola seduta può offrire un primo momento di ascolto e permettere alla persona di percepire il proprio corpo in modo diverso. Tuttavia, la durata del percorso non può essere uguale per tutte.
Un'energia rimasta bloccata per lungo tempo può richiedere un lavoro più graduale e continuativo rispetto ad una tensione comparsa recentemente. Ogni corpo ha la propria storia, i propri tempi e un modo personale di rispondere al trattamento.
Per questo non stabilisco a priori un numero identico di incontri e non propongo pacchetti prestabiliti. La frequenza e la continuità vengono valutate insieme, osservando nel tempo le risposte della persona e rispettando le sue necessità e possibilità.
La continuità non serve a creare dipendenza dal trattamento, ma concedere al corpo il tempo necessario per ritrovare progressivamente movimento, ascolto e una diversa distribuzione dell'energia.

Quando la stanchezza chiede di fermarsi e raccogliersi
Dopo l'espansione dell'estate, ritrovare il centro prima di lasciare andare
L'estate porta naturalmente verso l'esterno.
Le giornate si allungano, aumentano gli incontri e cambiano gli orari. Anche durante le vacanze il ritmo del sonno e le abitudini quotidiane possono diventare meno regolari.
Quando l'estate volge al termine, quindi, non sempre ci sentiamo riposate.
Molte donne rientrano con la sensazione di dover ripartire immediatamente. La mente prova a riorganizzare il lavoro, la casa e gli impegni rimasti in sospeso, mentre il corpo sembra chiedere un tempo diverso.
La stanchezza può allora accompagnarci durante la giornata come pesantezza, dispersione o difficoltà nel ritrovare un ritmo.
Dopo essere state tanto fuori, il corpo chiede di tornare dentro
Nella visione della Medicina Cinese, il passaggio tra l'estate e l'autunno non avviene bruscamente.
Tra l'espansione estiva e il movimento più raccolto dell'autunno troviamo la Terra: un tempo energetico che invita a ritornare al centro, assimilare ciò che abbiamo vissuto e ritrovare stabilità.
Quando questo centro si indebolisce possiamo sentirci affaticate, poco concentrate oppure continuamente occupate da pensieri che si rincorrono.
Continuiamo a fare e organizzare, ma facciamo più fatica a riconoscere ciò di cui abbiamo realmente bisogno.
È come se una parte di noi fosse già proiettata verso ciò che deve ancora accadere, mentre il corpo cercasse un punto stabile sul quale appoggiarsi.
Fermarsi non significa diventare immobili
A volte interpretiamo la stanchezza come qualcosa da combattere. Cerchiamo di ignorarla o di compensarla aumentando lo sforzo.
Eppure non tutta la stanchezza chiede di fare di più. In alcuni momenti chiede una pausa.
Fermarsi non significa rinunciare ai propri impegni o sottrarsi alla vita. Significa interrompere per un momento il movimento automatico, ascoltare come stiamo e permettere alle energie di raccogliersi.
Prima di ripartire abbiamo bisogno di sentire nuovamente una base.
Può essere utile riprendere gradualmente orari regolari, camminare senza fretta, mangiare con maggiore presenza o concedersi alcuni minuti senza stimoli continui.
A volte sono proprio i gesti più semplici, ripetuti con continuità, a restituirci stabilità.
Dalla Terra al Metallo
Dopo aver raccolto arriva il momento di scegliere.
Con l'autunno entriamo progressivamente nel movimento energetico del Metallo, legato alla capacità di distinguere ciò che è essenziale da ciò che non ci serve più.
Il Metallo invita a semplificare, definire i confini e lasciare andare. Ma per farlo abbiamo prima bisogno della stabilità della Terra.
Quando ci sentiamo disperse, lasciare andare può essere vissuto come perdere qualcosa. Quando invece ritroviamo il nostro centro, possiamo osservare con maggiore chiarezza ciò che desideriamo portare nella nuova stagione e ciò che può concludersi.
La Terra raccoglie.
Il Metallo seleziona.
Tra questi due movimenti si crea lo spazio necessario per riconoscere ciò che ci nutre davvero.
Il respiro come passaggio
Il respiro accompagna continuamente il rapporto tra accogliere e lasciare andare.
Inspirando riceviamo. Espirando restituiamo.
Possiamo appoggiare una mano sul torace e una sull'addome, senza cercare di modificare il respiro. Per qualche istante ascoltiamo semplicemente il movimento sotto le mani.
È un gesto che riporta l'attenzione dalla mente al corpo e ci aiuta a riconoscere se stiamo ancora correndo, anche quando siamo apparentemente ferme.
Forse non abbiamo bisogno di ripartire più velocemente. Forse abbiamo bisogno di raccogliere ciò che l'estate ha mosso, ritrovare una base e lasciare emergere un ritmo più adatto al momento presente.
Raccogliersi non significa chiudersi.
Significa tornare sufficientemente vicine a noi stesse da riconoscere ciò che desideriamo conservare e ciò che siamo pronte a lasciare andare.
Quando la stanchezza è intensa, persiste nel tempo o interferisce con la vita quotidiana, è importante parlarne con il proprio medico.
Prima di ogni rituale c'è una cosa che non cambia: l'ascolto.
Le Mani di Farfalla - Storie di Benessere

Perché ti svegli già stanca?Quando il riposo non basta più
Hai dormito tutta la notte, eppure quando apri gli occhi ti senti già senza energie.
Ti alzi, inizi la giornata, fai quello che devi fare... ma hai la sensazione che il tuo corpo non abbia riposato davvero.
A volte non è nemmeno facile spiegare questa stanchezza. Hai dormito, quindi dovresti sentirti riposata. Ed invece vorresti soltanto avere ancora un po' di tempo per fermarti.
Dormire e riposare non sono sempre la stessa cosa
Le ore trascorse a letto non raccontano necessariamente come abbiamo riposato.
Ci sono periodi in cui continuiamo a portare con noi pensieri, tensioni e preoccupazioni anche quando finalmente ci fermiamo.
Il corpo è immobile, ma dentro di noi qualcosa continua a rimanere in movimento.
E così può capitare di iniziare una nuova giornata senza quella sensazione di energia che ci aspetteremmo dopo una notte di sonno.
Quello che osservo nel mio studio
Mi capita spesso di incontrare donne che mi dicono:
"Sono stanca già quando mi sveglio"
E, ascoltandole, emerge spesso una quotidianità piena: lavoro, famiglia, responsabilità, pensieri e pochissimo spazio per sé.
Non significa che dietro la stanchezza ci sia necessariamente lo stress - una stanchezza persistente merita sempre di essere approfondita con il proprio medico di fiducia - ma credo sia importante iniziare anche a chiederci quanto spazio concediamo realmente al recupero.
Perché riposare non significa soltanto smettere di fare.
A volte significa concedere al corpo e alla mente il tempo di rallentare davvero.
Un piccolo gesto per te
Prima di alzarti domattina, prova a non prendere immediatamente il telefono.
Rimani qualche istante nel letto.
Fai un respiro lento e chiediti semplicemente:
"Come mi sento questa mattina?"
Non devi trovare una soluzione.
Devi soltanto ascoltare la risposta.
Imparare ad ascoltarsi
Non possiamo evitare le giornate piene, le responsabilità o i periodi più impegnativi.
Possiamo però iniziare a riconoscere quando il nostro corpo ci sta chiedendo qualcosa.
A volte prendersi cura di sé comincia proprio da lì:
accorgersi di come stiamo prima ancora di chiederci cosa dobbiamo fare.
Le Mani di Farfalla - Storie di Benessere
Ogni corpo racconta una storia. Qui impariamo ad ascoltarla.
